Leggende della Valle Brembana

Storie antiche brembane

La dna del zch - Oltre il Colle Zorzone (2 parte)

Il malcapitato, che si era slanciato verso di lei a braccia tese, non pot fare altro che passarle sotto le gambe divaricate, in preda a un indicibile spavento, e poi scappar via, mentre la regina della notte se la rideva agitando a mo' di mulinello un paiolo pieno di monete d'oro e lasciandone cadere ogni tanto una manciata sopra l'ignaro fuggitivo come fossero una preziosa grandinata. La dna del zch era dunque assai dispettosa, come ben sapevano le lavandaie che, quando si recavano alla fontana per fare il bucato, rischiavano di essere prese di mira dai suoi scherzi impertinenti. La si poteva incontrare infatti presso la fontana pubblica o in riva al torrente, in tutti quei posti dove le donne, affaccendate attorno ai mastelli pieni d'acqua, lavavano i loro modesti panni con le mani e con la lingua.

Non era raro che, mentre erano intente a tali operazioni, venissero improvvisamente investite da grandi spruzzi d'acqua e bagnate da capo a piedi, mentre l'aria risuonava di striduli risolini di soddisfazione. Capitava che qualche donna durante la notte lasciasse il suo mastello fuori dalla casa con il bucato in ammollo nella lisciva. Era un invito a nozze per la dna del zch: a ora tarda tutta la famiglia veniva svegliata da strani rumori, allora, con precauzione e con un certo timore, i mariti si affacciavano alla finestra, non di rado imbracciando un fucile. Ebbene, la dna del zch era l, dentro il mastello, che lavava i suoi panni, sguazzando nell'acqua, felice come una bambina alle prese con il suo primo bucato. Guai ad importunarla! Avrebbe reagito come successe una volta a Zorzone, che distolta dalla sua occupazione, prese a calci il mastello con tale veemenza da farlo volare gi fino in fondo all'orrido della Val Parina.

A proposito di bucato, una donna di Oltre il Colle che doveva recarsi nottetempo a Serina, nell'attraversare un torrente, scorse una figura scura china sull'acqua, intenta a lavare la sua gonna nera. Mentre era incerta se proseguire la sua strada o chiedere a quella persona il perch della sua insolita presenza in quel luogo, si sent rivolgere la solita domanda: "Per chi la la ncc?". La donna, bench spaventata, riusc a risponderle: "Per me, per te, per chi che i va miga 'n tren del d!". Tanto bast per placare la misteriosa creatura che si allontan brontolando: "Fortna che ta m' l' cntda gista, perch se no, poarta te!".

Gli uomini la temevano e quando dovevano andare in giro la notte, fossero soli o in gruppo, non mancavano di recitare una preghiera per le anime del Purgatorio, per va detto che in cuor loro avevano un certo desiderio di incontrare quella donna cos insolita e diversa dalle loro compagne, semplici e senza grilli per la testa. Una donna stramba ma che, diciamolo pure, a parte qualche burla pazzerella non aveva mai fatto del male a nessuno, anzi, forse quella sua impertinenza era frutto del desiderio inappagato di sfuggire alla solitudine alla quale era stata condannata senza speranza chiss da quanto tempo. Peccato che il frastuono della vita moderna ci abbia adesso tolto il gusto un po' elettrizzante di incontrare quella creatura, cos bella, cos misteriosa.

<<<---- La dna del zch - Oltre il Colle Zorzone (prima parte)


Tratto da Storie e leggende della Bergamasca di Wanda Taufer e Tarcisio Bottani - Ferrari, Clusone, 2001